Intolleranze Alimentari

Saffron on wooden backgroundCosa è l’intolleranza alimentare?

Cosa la contraddistingue da un’allergia?

Cosa favorisce l’instaurarsi di un’ intolleranza alimentare?

Qual’è il test per la diagnosi?

Stanchezza prolungata, ritenzione idrica, alitosi, alterazioni dell’umore, riniti ricorrenti, gonfiori addominali, senso di nausea, gastriti, coliti, crampi, alterazioni metaboliche, pruriti locali, dermatiti sono tutti sintomi correlabili a intolleranze alimentari.

Cosa e’ l’intolleranza alimentare?

Cosa la contraddistingue da un’allergia?

Si ha intolleranza alimentare quando non si e’ piu’ in grado di assimilare un alimento in maniera corretta. La mucosa gastrica e quella intestinale risultano infiammate e refrattarie a quell’alimento. L’intolleranza alimentare coinvolge una parte del sistema immunitario che non sviluppa reazioni allergiche, e pertanto può risolversi, se ben gestita, anche in periodi relativamente brevi ( circa 2 mesi), mentre se mal gestita o ignorata rischia di risolversi in tempi molto più prolungati (superiori all’anno) o rischia di non risolversi affatto andando peggiorando sempre piu’.

L’allergia, ad esempio nei confronti del polline o del latte vaccino, scatena la produzione di anticorpi specifici (classe IgE) , reazione che l’organismo continuerà a sollevare per il resto della vita, senza possibilità di risoluzione, ogni volta che ci sara’ il contatto con la sostanza in questione, il polline o il latte appunto.

L’intolleranza coinvolge una popolazione di cellule immunitarie che non producono anticorpi, i neutrofili, i quali durante gli stati infiammatori degranulano liberando sostanze irritanti per le mucose. L’azione ripetuta di queste cellule ad ogni contatto con gli alimenti a cui si risulta intolleranti porta ad un’infiammazione cronica e sempre più profonda delle mucose, soprattutto a livello intestinale.

Motivo per cui l’intestino diventa refrattario agli alimenti verso cui si e’ sviluppata inizialmente l’intolleranza, e man mano diventa intollerante ad un numero sempre maggiore di alimenti. L’impossibilità dell’ organismo ad assorbire quegli alimenti causa nel tempo l’instaurarsi di carenze alimentari e squilibri metabolici.

Cosa favorisce l’instaurarsi di intolleranza alimentare?

Il cambiamento dello stile di vita e l’inquinamento ambientale (attraverso aria/acqua/alimenti/sostanze con cui entriamo in contatto con la cute).

Di cosa si nutrivano le generazioni precedenti alla nostra?

Prevalentemente di frutta e verdura, poca carne/pesce, pochissimi carboidrati complessi  (pane, pasta, dolci, crackers, grissini, alimenti dolci in generale), in questo modo l’alimentazione era ricca di fibre che velocizzavano il transito intestinale diminuendo la produzione di tossine derivanti dalla stagnazione intestinale, e forniva una quantità di vitamine sufficienti a mantenere le mucose regolarmente sfiammate, integre ed efficienti.

Una vita maggiormente attiva, meno sedentaria quindi, completava il quadro fornendo all’organismo la possibilita’ di bruciare piu’ calorie e di mantenere gli addominali più attivi e di conseguenza piu’ tonici, con il risultato che l’intestino si ritrovava costretto in un volume minore senza possibilità di espandersi. Inoltre la costante contrazione degli addominali facilitava il ritmico svuotarsi dell’alvo intestinale.

Il prolungarsi degli attuali orari lavorativi, con aumento della sedentarietà, la maggior disponibilità a fonti di carboidrati complessi sottoforma di lievitati e alimenti raffinati a sfavore dell’introito di frutta e verdura alla lunga hanno influito sul metabolismo dando origine ai primi squilibri intestinali da cui traggono origine le intolleranze alimentari.

L’assunzione ripetuta e costante di un alimento porta a sviluppare intolleranza cronica verso l’alimento stesso, anche se l’alimento è il più “sano” di questo mondo. Il nostro organismo si carica delle tossine specifiche di quell’alimento (ogni alimento reca con se’ tossine specifiche) fino a diventarne saturo e a rigettarlo con una reazione di intolleranza.

La soluzione sta quindi nella dieta a rotazione, in cui gli alimenti a cui siamo intolleranti vengono sospesi a ruota, e reintrodotti al momento opportuno, dando modo all’organismo di disintossicarsi e acquisire nuovi alimenti, nuova fibra, nuove vitamine. Contemporaneamente va ristabilita l’integrita’ delle mucose con integratori adeguati e occorre operare sul drenaggio tossinico al fine di velocizzare il percorso riabilitativo.

Quale test per la diagnosi?

Io ho deciso di appoggiarmi all’unico test riconosciuto dalla FDA (Food and Drugs Administration)  americana, organo supremo di vigilanza scientifica mondiale: l’ALCAT TEST. (vedi certificazione di interesse tratto dalla Guida del Medico anno 2011)

E’ inoltre l’unico test utilizzato dall’ Ospedale S.Matteo di Pavia , dipartimento di Immunoallergologia.

E’ un Citossico Automatizzato e Standardizzato: non e’ quindi suscettibile ad errore umano ed e’ riproducibile.

Il Test si effetua tramite prelievo di sangue, può essere effettuato in qualunque momento della giornata in quanto non e’ necessario essere digiuni. Essere in terapia cortisonica, antistaminica e anticoagulante e’ contrindicato per l’esecuzione del test. La sospenzione deve essere antecedente al test di almeno 5 giorni.

Il test analizza i principali gruppi alimentari:

  • Frumento e cereali correlati;
  • Latte, prodotti lattiero caseari e di derivazione bovina;
  • Prodotti fermentati e ad alto contenuto di sale;
  • Nichel, grassi idrogenati, vegetali e prodotti a questi correlati;
  • Salcilati naturali.

IMGePIl Referto fornito da I.M.Ge.P consiste in uno schema di quattro colonne ognuna indicante il grado di intolleranza dell’alimento:

  • VERDE: Alimenti non reattivi;
  • GIALLO: Alimenti con reazione di intolleranza di grado moderato;
  • ARANCIO: Alimenti con reazione di intolleranza di grado medio;
  • ROSSO: Alimenti con reazione di intolleranza di grado intenso.